LAPIGNALBUIO
Il cuore della vecchia Sanremo, quella "Pigna" che cattura il sole e genera ombra, con i suoi personaggi, le sue leggende, i suoi luoghi coniugati alle immagini del presente. Il nuovo libro di Giulio Costa e Renato Tavanti, riprende idealmente i moduli di "Liguritudine" del 1977: la narrazione scritta e quella visiva si intrecciano e si aiutano a vicenda senza essere strettamente legate e costrette l'una a fare da didascalia lunga delle immagini, l'altra da illustrazione dei racconti. Ma il legame con quel libro di ormai 35 anni fa e il cui titolo è divenuto nel frattempo un neologismo di successo, usato dai media in tutte le salse, non si ferma ai meccanismi di costruzione e di assemblaggio: come Liguritudine era un lungo addio al piccolo mondo antico dei borghi e delle campagne, definitivamente travolto dalla modernità incombente, così "Lapignalbuio" è una sorta di epitaffio che questa volta coinvolge il nucleo stesso di Sanremo, la disgregazione di un modo di vivere e di essere, di fantasticare e sognare, lentamente cancellato da nuovi rapporti, culture, persone.
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